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Arte e linguaggi visivi

Imparare a vedere Ŕ il tirocinio pi¨ lungo in tutte le arti. (Flli De Goncourt, 1850 ca)

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Lo sviluppo del sistema espositivo in etÓ moderna - art.2

Lo sviluppo del sistema espositivo in etÓ moderna - art.2

LO SVILUPPO DEL SISTEMA ESPOSITIVO IN ETÀ MODERNA

«Non ci possono essere scuole: ci sono soltanto pittori» (Gustave Courbet)

 


La svolta di fine Ottocento: galleristi, gruppi artistici e prime mostre indipendenti

Pierre-Auguste Renoir, Paul Durand-Ruel, 1910. Olio su tela.

Sul finire dell’Ottocento il sistema espositivo in voga fino a quel momento entra definitivamente in crisi: alla scuola, alla regola dell’accademia, oramai si affianca una serie di liberi raggruppamenti artistici sostenuti da letterati, critici militanti e dalla costituzione di un mercato privato fondato sull’attività di galleristi e collezionisti privati. Centro vitale di questo nuovo complesso critico-gestionale è Parigi dove si formano e maturano l’impianto galleristico e il lavoro pioneristico di personaggi chiave del nuovo sistema artistico, come Paul Durand-Ruel, nome immediatamente associato alla storia intera dell’Impressionismo, Josse e Gastone Bernheim-Jeune dediti, insieme a Ambroise Vollard, a diffondere opere del neo-impressionismo, del futurismo italiano, dei fauvee di artisti come Cezanne, Gauguin, Matisse. Il tramite fondamentale per il primo diffondersi del movimento cubista è invece il mercante di origine tedesca Daniel-Henry Kahnweiler.

Dornac, fotografia di Paul Durand-Ruel nella sua galleria, c. 1910. Archives Durand-Ruel © Durand-Ruel

Questi esempi mostrano come il sistema di diffusione e promozione dell’arte in ambito accademico sia sempre più accompagnato da nuove modalità d’esposizione. Questo processo va di pari passo con l’affermarsi di forme artistiche alternative e con il configurarsi di un pubblico nuovo, formato dalla nuova classe borghese, che genera un tipo di committenza più ampia e frazionata entro i cui confini è possibile maturare un gusto più soggettivo e indipendente.In questo nuovo clima culturale e sociale gli artisti cominciano a organizzarsi al di fuori delle istituzioni ufficiali, dando avvio a quel processo di svincolamento dalla regola incarnata da l’Académie des Beaux Arts e dai salon ufficiali.



Le prime mostre indipendenti

Il forte cambio di rotta è dato dalle prime mostre indipendenti. Gustave Courbet nel 1855 mette insieme alcune sue opere che la parigina Esposizione Universale aveva rifiutato di esporre e dà vita al Pavillon du Realisme, ritagliandosi così uno spazio di autonomia in cui poter esibire la propria idea d’arte: 

Edouard Manet, Le déjeuner sur l'herbe (La colazione sull’erba), 1862-1863; Parigi, Museo d’Orsay)

“Ho voluto essere capace di rappresentare i costumi, le idee, l’aspetto della mia epoca secondo il mio modo di vedere; fare dell’arte viva, questo è il mio scopo”.

Di qualche anno successivo è il Salon des Refusés, che accoglie sempre le opere emarginate dal circuito ufficiale: è in questo contesto che Le déjeuner sur l'herbe di Manet, quadro dal contenuto scandaloso secondo il pensiero accademico,  trova il suo spazio d’espressione. 

È il 1863. Gli anni che seguono sono di fondamentale importanza per l’affermazione di un nuovo corso artistico e di conseguenza per la definizione di un modo diverso di concepire l’esposizione: l’evento che segna una svolta nella storia curatoriale è la prima mostra impressionista del 1874, a cui ne succedono sette, fino al 1886. Quando viene organizzato il primo evento nello studio del fotografo Nadar, al 35 di Boulevards des Capucines si presenta subito il problema di come presentare i lavori all’interno di quello spazio.

Lo studio di Nadar a Parigi, in Boulevards des Capucines.

Come sottolinea Argan, uno dei punti su cui il gruppo impressionista si trova in accordo è l’avversione nei confronti dell’arte accademica dei salon che aveva sempre strutturato le esposizioni secondo il principio della giustapposizione di quadri, collocati sulle pareti in successione ripetitiva senza alcuna consapevolezza degli spazi. Il vero cambiamento apportato dalle mostre impressioniste è quindi da ricercare proprio nell’idea di allestimento: l’arte viene inserita in un contenitore specialistico –sottratta da quello generalistico in cui prima le opere erano affastellate-, e prende avvio un iter curatoriale che presuppone finalmente un’azione critica.

Questo nuovo approccio critico è proprio quello che influenza il successivo sviluppo del sistema espositivo. Nel 1884 si apre sempre a Parigi un salon organizzato dalla Società degli Artisti Indipendenti, noto come Salon des Indipendants, che accoglie i lavori di ogni indirizzo e scuola senza imposizioni o limiti d’ammissione, senza giurie né premi, un criterio innovativo questo, che non era stato applicato neanche al Salon de Refusés.

Le parole del poeta belga Emile Verhaeren descrivono bene il nuovo sistema dell’arte sul finire dell’Ottocento: “non esistono più scuole, esistono soltanto dei gruppi che si frazionano continuamente. Tutte queste tendenze mi fanno pensare ai mobili disegni geometrici del caleidoscopio, che ora si riuniscono, ora s’intersecano per separarsi e allontanarsi poco dopo, ma non di meno girano tutti in una stessa sfera, quella dell’arte nuova”. A concorrere alla definizione di questa dimensione artistica rinnovata è anche il Salon d’Automne, teatro dei gruppi d’avanguardia e delle tendenze culturali più avanzate. 



La Biennale di Venezia: nasce uno dei principali espositori mondiali d’arte

Una sala espositiva del Salon d’Automne del 1905.

In questi anni di confronti e scontri tra vecchie e nuove posizioni, si colloca la nascita di uno dei contenitori più importanti per l’esposizione dell’arte contemporanea: nel 1895 la Biennale di Venezia dà avvio alla sua prima mostra internazionale.

Quest’istituzione prende vita come contenitore di opere ad invito, ma con la possibilità per gli artisti di inviare i propri contributi e di essere valutati da una commissione. Le prime edizioni si svolgono nel Palazzo Pro Arte, poi Padiglione Italia, ora Padiglione Centrale, nei pressi dei Giardini della Biennale, nel sestiere di Castello. Già dal 1907 sorgono intorno a tale edificio un certo numero di altri complessi, i Padiglioni Nazionali, nati dallo studio di famosi architetti come Carlo Scarpa, Alvar Aalto, Bruno Giacometti, il Gruppo B.B.P.R..

Nel corso di tutto il secolo vengono poi istituite le varie mostre di musica contemporanea,  cinema, teatro e architettura per cui si apre lo spazio delle Corderie dell’Arsenale.

Centrale ancora tutt’oggi per la promozione delle opere e delle tendenze contemporanee, la Biennale di Venezia è un organismo seminale per tutte le manifestazioni culturali a cadenza temporale fissa (si rimanda ad uno dei successivi articoli per l’approfondimento su manifestazioni come Documenta di Kassel, Manifesta e le varie Biennali oggi attive in tutto il mondo).

Il ventesimo secolo si sta aprendo. Nel campo del sistema espositivo la scena indipendente ha chiarito l’importanza del senso dello spazio e posto in evidenza il significato dell’allestimento, fondamentale quanto gli oggetti artistici in mostra. Questo in polemica opposizione con l’arte istituzionale che ha puntato invece a qualificare singolarmente l’opera d’arte.

La svolta epocale viene però segnata dalle Avanguardie storiche. Con esse muta definitivamente un modo di pensare e fare arte e cambia la modalità di presentarla: il rapporto tra arte e vita, opere e contesto rende il dialogo tra questi diversi poli il vero protagonista della produzione artistica.



IMMAGINI

1. Pierre-Auguste Renoir, Paul Durand-Ruel, 1910. Olio su tela.

2. Dornac, fotografia di Paul Durand-Ruel nella sua galleria, c. 1910. Archives Durand-Ruel © Durand-Ruel

3. Edouard Manet, Le déjeuner sur l'herbe (La colazione sull’erba), 1862-1863; Parigi, Museo d’Orsay) 

4. Lo studio di Nadar a Parigi, in Boulevards des Capucines.

5.Una sala espositiva del Salon d’Automne del 1905.



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • G. BORA, G. FIACCADORI, A. NEGRI, A. NOVA, I luoghi dell’arte. Storia, opere, percorsi. Dall’età neoclassica all’impressionismo, vol. V, Milano, Electa-Bruno Mondadori, 2003.
  • D. SCUDERO, Manuale del curator. Teoria e pratica della cura critica, Roma Gangemi editore, 2006.
  • M. SHAPIRO, L’impressionismo. Riflessi e percezioni, Torino, Einaudi, 2008.
  • http://www.labiennale.org/it/Home.html

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